Alla luce degli ultimi avvenimenti, desidero riportare lo stralcio di una lettera inviatami da mio marito Bruno il 10 luglio 2008:
“Cara Adriana,
…… Mi hai inviato la foto dello splendido castello che si ammira adagiato sul meraviglioso mare di Terrasini.
Le feritoie che si aprono sullo splendido ed antico muro del Castello ti permettono di sfiorare l’acqua limpida, cristallina, talvolta addirittura luminosa.
Ma attraverso quelle feritoie bisognerebbe piazzarci un cannone – residuato bellico – non certo a difesa da incursioni di pirati saraceni, ma dagli attacchi provenienti dalla perfida invidia e perversità degli uomini. Una difesa simbolica ma efficace.
Avessi io, a suo tempo, predisposto la mia artiglieria………!
Invece andavo all’assalto a testa alta ed allo scoperto, come i poveri fantaccini della 1^ guerra mondiale.
E mi hanno falciato con la mitraglia incatenata…….! Colpendomi a tradimento, alle spalle…………"
Bruno””
adriana contrada :: 29. Luglio 2008 @ 20:59 -
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RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano che chiede notizie sulla vicenda umana e giudiziaria che, con immane ingiustizia, ha devastato la sua vita.
“Turpe senex miles” 14 aprile 2008
Gentilissima avvocato,
rispondo con piacere e forse con poca sollecitudine alla Sua lettera.
Gli interrogativi che Lei si pone e mi pone investono più di 30 anni di cronaca giudiziaria siciliana (con un pizzico anche di storia patria) e rispondere ad essi con una lettera è un compito se non impossibile, oltremodo difficile. La mia vicenda umana e processuale che dura ormai da 15 anni, è di una complessità tale, anche per il contesto in cui è nata e si è sviluppata, da non poter essere delineata o descritta, se non esaustivamente ma perlomeno esaurientemente, sia pure con la massima buona volontà, in una lettera anche di molti fogli.
Poi con Lei, l’impresa sarebbe ancor più difficoltosa perché non sarebbe sufficiente narrare e chiarire ma, data la Sua prevenzione, più che legittima, nei miei confronti, occorre convincere. Infatti, Lei, in premessa, con onestà intellettuale, afferma che la mia “figura” e la mia “storia” Le destano sicuramente poca simpatia e pensa che io non sia “immune da colpe”.
Lei evidentemente è rimasta influenzata dalla lettura delle sentenze che si riducono ad una soltanto: la prima, cioè quella emessa il 5 aprile 1996 dal Tribunale di Palermo V Sez. Penale – Presidente dott. Francesco Ingargiola; la stessa Corte che poi ha assolto il senatore Andreotti –. Le successive sentenze, ad eccezione di quella di appello del 4 maggio 2001 (Corte di Appello di Palermo II sez pen. Presidente Gioacchino Agnello), non sono altro che la ripetizione pedissequa, grosso modo, della prima. Sino ad arrivare a quella definitiva della Corte di Cassazione che ha assolto il compito di calare la pietra tombale. A proposito, Le confido che io non uso mai l’aggettivo Suprema perché da cristiano, semplice cristiano, per me Suprema è soltanto quella che è Lassù, molto in alto, a una altezza tale che su tutto e tutti sovrasta.
Preme una prima osservazione che, essendo Lei persona pratica del giure, non potrà non aver fatto: non vige negli ordinamenti giuridici di Paesi definibili civili e Stati di diritto che la condanna deve essere irrogata al di là di ogni ragionevole dubbio? Non Le sembra che sia non un “ragionevole dubbio” ma un “ragionevolissimo grosso grosso dubbio” il fatto che la stessa Corte di Appello, cioè due Sezioni della stessa Corte di Appello, formate da giudici nati, vissuti, formatisi nel medesimo contesto sociale e giudiziario, a distanza di poco tempo, sulla scorta dello stesso materiale probatorio, senza l’accadimento di avvenimenti nuovi e rilevanti, decidano in maniera difforme l’una dall’altra? Che l’una dica “in nome del popolo italiano” (quindi non a nome proprio): “quest’uomo è colpevole e deve essere imprigionato” e l’altra dica, sempre a nome dello stesso popolo: “quest’uomo è innocente e deve essere libero”?
Io ho cercato di trovare un dubbio un po’ più ragionevole, ma non l’ho trovato.
Se Lei ce l’ha, me lo trasmette? Le sarei grato.
Allora ha ragione Anatole France, che se ricordo bene è un premio Nobel per la letteratura, quando dice: “Il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà”. E poi ho sempre in mente un antico brocardo latino che mi piace ripetere e me stesso e ad altri:
“ res iudicata facit de albo nigrum,
originem creat,
aequat quadrata rotundis,
naturalia sanguinis vincula et
falsum in verum mutat,,, »
Lei, da quanto ho capito dal tenore della Sua lettera, deve essere molto giovane; io, invece, sono già con il soldino-obolo in mano per pagare Cheronte il traghettatore … quindi mi permetto darLe (umilmente) un consiglio: non dia conto alcuno alle SENTENZE (non parlo di applicabilità perché devono essere di certo eseguite); dico di non tenerle in considerazione per ciò che concerne la rappresentazione dei fatti e quindi della verità: sono opere d’arte che spesso si rifanno alle scuole dell’astrattismo o a quelle espressionistica o ermetica e talvolta veristica. Dia valore solo alla conoscenza dell’uomo (giudicando o giudicato) e dei fatti. Naturalmente per quanto possibile e con tutti i limiti propri della natura umana.
Nella Sua lettera mi dice che ha letto le sentenze che mi riguardano. Bastava che leggesse soltanto la prima, quella del Tribunale del 5-4-1996. Io sono un grande ammiratore ed estimatore di detta sentenza. E’ un’opera d’arte. Ne farei un classico da far adottare e studiare non soltanto nelle facoltà di giurisprudenza ma anche in quelle di ingegneria edile …! Tema: come costruire un monumento giurisprudenziale sul niente, con il niente, nel buio con la nebbia, nella foschia, però robusto, forte, incrollabile. Come costruire un grosso palazzo, alto, largo, spazioso, con tante porte e finestre, su terreno friabile, sabbioso, acquitrinoso, paludoso ma incrollabile, tetragono ad ogni spinta e sollecitazione esterna. Opere d’arte da tramandare ai posteri, degne di studi approfonditi, inimitabili (almeno ciò è sperabile …). Ogni giudice, anche se modesto, è capace di costruire una sentenza su fatti concreti e reali, su prove certe e incontrovertibili; ogni ingegnere, anche se poco esperto, è capace di costruire un immobile ben stabile su terreno roccioso e consistente. Sono nella norma e non oggetto di estasiata ammirazione!
Se permette, ancora un consiglio: non perda il suo tempo con la lettura delle altre sentenze che non sono altro che la pedissequa ripetizione, mutando molto poco, del monumento – monstrum giuridico-edile.
Lo stesso dico per la sentenza di appello che ha concluso: “assolto perchè il fatto non sussiste”. E’ stata considerata un “Caproni” di legno e tela, che, con inutile e sterile eroismo, ha voluto affrontare una squadriglia di F16 con armamento missilistico.
Lasci perdere anche i 10 volumi di motivi di appello e i 20 volumi di motivi aggiunti di appello: cartaccia destinata al cestino e, nella migliore ipotesi, all’oblio di un polveroso archivio. Trascuri anche un centinaio di testimonianze a difesa di miseri Capi della Polizia, Direttori Generali dei Servizi, Alti Commissari, Prefetti, Questori, Generali dei C.C. e della G.d.F., Ufficiali dei C.C. e della G.d.F, , Funzionari di Prefetture, Questure, Squadra Mobile, Magistrati di alto rango, Ispettori, Sottufficiali, etc… Nessuno di loro aveva nel petto nastrine e medaglie di campagne di mafia con centinaia di morti ammazzati, di strangolamenti, lupare bianche, attentati, squagliamenti in acido, tradimenti, stragi, mattanze e roba del genere come invece ne avevano in abbondanza emeriti eroi, insigniti di gradi, meriti, premi, prebende, coccolamenti e carezze con le spalline di “PENTITO DI STATO”.
Non trascuri però la lettura e la meditazione dei pregevoli scritti dei vari Travaglio, Lodato e tanti altri che infoltiscono le schiere dei “mafiologi” che imperversano sugli schermi televisivi e sulle pagine di giornali. Loro sanno tutto e di tutti.
Se continua la nostra conversazione epistolare, Le darò qualche altra indicazione o suggerimento per acquisire una maggiore conoscenza della vicenda di cui abbiamo parlato.
Ma il carico di lettura sarà pesante. Può darsi però che la Sua “poca simpatia per la mia figura e la mia storia” si attenui un po’ …! E forse anche un po’ meno “immune da colpa”!
Con i migliori sentimenti
Bruno Contrada
bruno :: 23. Luglio 2008 @ 22:00 -
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DALL’INTERVISTA di Felice Cavallaro all’ex P.M. Ayala
(Corriere della sera – Magazine pag.60)
…… Intervistatore: E l’accoppiata Giuliano – Contrada?
Ayala: Saldissima. Fuori discussione.
Ma fu Ayala, ascoltato al processo contro Bruno Contrada, a rivelare una frase di Falcone utilizzata dall’accusa: Accura (stai attento) a Contrada.
Come conferma e corregge allo stesso tempo il magistrato.
Ayala: “Solo una battuta. Sussurrata dopo un incontro con il funzionario che allora lavorava all’Alto Commissariato per la lotta alla mafia. Ma in tutta coscienza debbo dire che non mi spiegò mai perchè. I colleghi della Procura mi hanno citato come teste, ma v’era solo quella frase. Nient’altro. Non credo che questa testimonianza sia stata determinante per la condanna. Mi dispiacerebbe. E se vi fosse stato qualcosa di più grave e preciso Giovanni (n.d.r. Falcone) me l’avrebbe detto”
In proposito è utile riflettere su queste parole di Anatole France, insignito del premio Nobel nel 1921:
“ Il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato così liberamente come un giurista la realtà.”
bruno :: 14. Luglio 2008 @ 22:03 -
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“Sentenze basate solo sulle calunnie “
Gli ex della Mobile difendono Contrada
Dal quotidiano La Repubblica del 31 maggio 2008 (pagina 10 sezione Palermo) a firma di Salvo Palazzolo
Si ricorda Giorgio Boris Giuliano nell’aula magna del rettorato allo Steri.
L’occasione è il libro del giornalista Daniele Billitteri (“Boris Giuliano, la squadra dei giusti” – Aliberti editore): è presente la famiglia del capo della squadra mobile assassinato nel 1979, c’è il questore di Palermo Giuseppe Caruso, ci sono soprattutto i poliziotti che componevano quella squadra mobile che segnò un metodo di lavoro nella lotta alla mafia. Il dibattito è un susseguirsi di emozioni e ricordi, del poliziotto e dell’uomo Giorgio Boris Giuliano. Ma è l’ultimo intervento che accende la polemica.
“La squadra non è al completo - dice Francesco La Licata, inviato del quotidiano “La Stampa”, cronista nella Palermo di Giuliano e degli altri martiri – Mancano delle persone che avrebbero tutto il diritto di stare qui adesso. Quella squadra mobile era fatta anche da Bruno Contrada e Ignazio D’Antone, che attualmente si trovano in carcere”. Dice La Licata: “Le sentenze vanno rispettate, ma posso testimoniare che quella squadra fu davvero straordinaria e creò la lotta alla mafia”. Il dibattito si anima immediatamente. Tonino De Luca, in pensione da una settimana, arringa: ”In quegli anni eravamo soli. I grandi assenti erano piuttosto certi magistrati. Abbiamo dovuto attendere Falcone e Chinnici perché la situazione cambiasse”. De Luca torna ad essere severo nei confronti dei magistrati quando accenna alle indagini sui colleghi: “Perché noi della squadra di Giuliano non siamo stati sentiti durante le indagini ma solo nel dibattimento? Avremmo scoperto qualcosa di più”. Il tono di De Luca si fa severo:”Si uccide anche con la calunnia. E Bruno Contrada è stato ucciso”. Interviene Enzo Speranza, questore di Bari, che ricorda il titolo di un libro: “Noi costretti a difenderci”. Rincara: “Ha vinto la cultura del sospetto generalizzato”. Cita l’avvocato Piero Milio, presente fra il pubblico: “Se non fosse stata la verità, non avrebbe difeso Contrada”: Un altro funzionario di allora, Paolo Moscatelli, oggi questore, dice: “ Quella di Contrada è una sentenza emessa non in nome nostro. Mi vergogno un po’ di questa barbarie giuridica. Boris sarebbe contento che noi mostrassimo un po’ di coraggio”.
Nel saluto finale, anche Billitteri “assolve” Contrada e D’Antone. Applausi. Non arriva alcuna voce di dissenso.
bruno :: 14. Giugno 2008 @ 13:10 -
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Invito tutti coloro che, nel forum, nel blog o nella posta, mi rivolgono domande od esortazioni a dare spiegazioni in merito ad alcune vicende e testimonianze riportate nella sentenza di 1°grado, a leggere attentamente la motivazione della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Palermo il 25 febbraio 2006.
In tale sentenza, infatti, la Corte medesima ha già dato risposta alle dette domande, ritenendo i fatti e le vicende citate del tutto irrilevanti ai fini processuali.
A tal fine è stata creata nel menu del mio sito la voce: Sentenza condanna del 25-02-2006
bruno :: 4. Maggio 2008 @ 18:45 -
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Il giudizio sul mio stato di salute
fisica è di competenza di uomini
con il camice bianco e non di
quelli con la toga nera.
Il mio stato di salute psichica
e morale è di mia competenza.
Il tutto è affidato alla volontà
divina. - Sempre. -
Bruno Contrada
Carcere militare
S.Maria Capua Vetere
bruno :: 31. Marzo 2008 @ 22:10 -
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Mi riferisco al suo scritto, sul mio sito “www brunocontrada.info”, del marzo c.a.
Ritengo che sia opportuno e giusto che lei si ponga e ponga domande su vicende giudiziarie che vanno al di là del singolo individuo, che ne è il protagonista o la vittima, ma che interessano tutto il Popolo Italiano, in nome del quale sono emesse le sentenze. Quindi, lei, da cittadino italiano, ha il diritto di sapere e giudicare.
Però, per conoscere ed esprimere poi giudizi, positivi o negativi che siano, è necessario non limitarsi alla lettura e all’ascolto dei resoconti e notizie della stampa e della televisione, che talvolta sono corretti e aderenti alla verità, ma spesso insufficienti, lacunosi, fuorvianti, mistificatori, tendenziosi o addirittura falsi e calunniosi.
Non è sufficiente neppure leggere soltanto le sentenze perché, come il brocardo latino ci ricorda:
“ res iudicata facit de albo nigrum,
originem creat,
aequat quadrata rotundis,
naturalia sanguinis vincula et
falsum in verum mutat,,, »
E’ utile, inoltre, riflettere su queste parole di Anatole France: “ Il diritto è la più efficace scuola della fantasia.” Mai poeta ha interpretato così liberamente come un giurista la realtà.
E’ un insignito del premio Nobel (1921) che dice queste cose!
Lei, nella lettera a me indirizzata sul blog, mi esorta a dire la verità. Ebbene, io le dirò che sono più di quindici anni che la verità viene detta, conclamata, gridata, accertata e consacrata in migliaia e migliaia di pagine di atti processuali (verbali di udienze, testimonianze a difesa e d’accusa, requisitorie e arringhe difensive, memorie, documenti d’archivio, motivi di appello e ricorsi, ordinanze, SENTENZE etc..). Tra queste ultime, cioè sentenze, ce n’è una che conclude:”L’imputato è assolto perchè il fatto non sussiste”. Sempre, in nome del Popolo Italiano.
La esorto, quindi, (questa volta sono io a farlo) a documentarsi, conoscere, e poi formulare il suo giudizio, che non sia frutto di suggestione o pregiudizio.
Gli atti dei processi definiti sono pubblici; chiunque può prenderne visione.
Se ha domande specifiche da pormi, dubbi, perplessità o altro, può anche scrivermi : Carcere Militare di S.Maria Capua Vetere (CE) via del Lavoro 202 – 81055 –
Io le risponderò. La posta, sia in arrivo che in partenza, non è soggetta a censura.
Può scrivermi, quindi, liberamente ed io altrettanto liberamente le risponderò. Del resto non c’è nulla di compromettente o di segreto da leggere o da scrivere. Tutto ciò che c’era da dire è stato detto in atti pubblici, cioè processuali.
Sa perché le ho risposto? Perché lei mi ha detto che ha poco più di vent’anni, che è siciliano e che la sua famiglia è stata vittima della mafia.
I suoi interrogativi avranno risposta esauriente.
La saluto cordialmente
Bruno Contrada
P.S. Vuol dirmi che significa
“RELATIVISMO”, che mi addebita?
bruno :: 17. Marzo 2008 @ 15:03 -
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Il 7 febbraio 2008 il quotidiano “Il Messaggero” ha riportato la seguente notizia:
”
Borsellino, svolta sulla scomparsa dell’agenda: indagato un ufficiale dei carabinieri
PALERMO (6 febbraio) – Svolta nell’indagine della procura di Caltanissetta sulla scomparsa dell’agenda del giudice Paolo Borsellino, sparita dalla borsa del magistrato il giorno del suo assassinio, il 19 luglio del 1992. Il gip Ottavio Sferlazza ha ordinato ai pm l’iscrizione nel registro degli indagati del tenente colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli. L’ufficiale, che all’epoca aveva il grado di capitano e che oggi insegna alla scuola allievi ufficiali a Roma, deve rispondere di furto aggravato dall’avere agevolato la mafia. Il fascicolo relativo alla scomparsa dell’agenda, da cui secondo i familiari e i colleghi Borsellino non si separava mai, era rimasto per anni a carico di ignoti.
Il militare compare in molte immagini di repertorio, negli istanti successivi la strage di via d’Amelio, con in mano la valigetta del magistrato. La borsa di cuoio venne ritrovata nella macchina distrutta dall’esplosione dopo alcune ore: dentro, però, non c’era più l’agenda. Il diario su cui Paolo Borsellino segnava fatti, riflessioni e appuntamenti dei mesi che hanno preceduto la strage, è tra i fatti al centro della indagine sui cosiddetti mandanti occulti dell’omicidio aperta dalla procura nissena. Secondo gli investigatori proprio nelle pagine scritte da Borsellino potrebbe essere indicata la verità sull’attentato.
Nelle riprese tv – che hanno poi determinato i principali sospetti degli investigatori – si vede Arcangioli allontanarsi velocemente dal luogo della strage con la borsa e andare, verso la fine di via d’Amelio, in una direzione, che secondo i magistrati, non sarebbe giustificata né dalla presenza di soggetti istituzionali, né da motivi investigativi. Il dubbio è che l’ufficiale si sia recato in un punto preciso per consegnare l’agenda a qualcuno. La certezza è che quando la valigetta è ricomparsa nell’auto il diario non c’era più.
Arcangioli è stato inizialmente indagato per false informazioni al pm. Poi il gip, a luglio e a novembre, in seguito a due distinte richieste di archiviazione dell’inchiesta sulla sottrazione del documento, presentate dalla procura, aveva ordinato nuove indagini. La scorsa settimana Sferlazza ha imposto ai pubblici ministeri della dda l’iscrizione di Arcangioli per furto aggravato. L’accusa esclude l’imputazione di false informazioni al pm, ipotizzabile solo a carico dei testimoni. La procura ha notificato al militare l’avviso di conclusioni delle indagini, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio.”
A questo punto ritengo necessario si sappia che in data 27 marzo 2007 ho presentato un esposto, corredato di tutti gli allegati, alla Procura della Repubblica di Caltanissetta, nel quale lamentavo come nei miei confronti un’occulta regia aveva cercato di presentarmi quale responsabile o corresponsabile, o comunque coinvolto nelle stragi.
“Forse” dalla lettura del mio esposto si potrà trarre la ragione ed il perché di quanto accadutomi!
Leggi e scarica l'esposto
amministratore :: 1. Marzo 2008 @ 20:19 -
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Tutti coloro che credono nell’innocenza di mio marito Bruno Contrada aderiscano all’iniziativa dei Giovani Liberali per la sua immediata scarcerazione:
n.ro fax 02/5517476
n.ro tel. 02/3450688
Grazie a tutti
Adriana Contrada
Adriana Contrada :: 15. Febbraio 2008 @ 23:23 -
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