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Sentenza di condanna del 25 febbraio 2006

Invito tutti coloro che, nel forum, nel blog o nella posta, mi rivolgono domande od esortazioni a dare spiegazioni in merito ad alcune vicende e testimonianze riportate nella sentenza di 1°grado, a leggere attentamente la motivazione della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Palermo il 25 febbraio 2006.

In tale sentenza, infatti, la Corte medesima ha già dato risposta alle dette domande, ritenendo i fatti e le vicende citate del tutto irrilevanti ai fini processuali.
A tal fine è stata creata nel menu del mio sito la voce: Sentenza condanna del 25-02-2006
bruno :: 4. Maggio 2008 @ 18:45 - Commenti (4) -
Commenti
Re: Sentenza di condanna del 25 febbraio 2006 da marina salvadore

Segnaliamo al post n. 677 di http://blog.libero.it/lavocedimegaride
esclusivo nostro reportage in tema di INGIUSTIZIA/ da Tortora a Contrada/ -
servizio televisivo e cronaca dell\\\'evento napoletano - Messaggio
coraggioso del presidente Cossiga - testimonianze di Salvo Giorgio sul caso
Contrada - Testimonianza di Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora -
Consegna ufficiale firme petizione riabilitazione Contrada ed istanze di
asilo politico di italiani sostenitori di Contrada - La parola all\\\'avvocato
Lipera ed ai congiunti di Contrada.... Tutto quanto non vedrete mai in TV!
Rammentiamo ch\\\'è attiva la sezione \\"Commenti\\" a pie\\\' di pagina del post in
questione e che saremmo lieti di poter approfondire un dibattito sui temi
scottanti proposti.
la redazione de La Voce di Megaride



20. Maggio 2008 @ 14:27
Re: Sentenza di condanna del 25 febbraio 2006 da marina salvadore

da http://blog.libero.it/lavocedimegaride
Messaggio N°691 03-06-2008 - 11:52
Tags: Editoriali
Giornalai d'assalto e connivenze
di Marina Salvadore

E’ innegabile che l’ingerenza della stampa in campo giudiziario è spesso responsabile degli sviluppi anomali delle medesime “cronache” giudiziarie, soprattutto quando travalica arrogantemente, in delirio d’onnipotenza, i capisaldi dell’etica di comodo della libertà d’espressione, strumentale non alla libertà di stampa fine a se stessa ma alla dittatura di pensiero di viscidi figuri, manovratori dell’opinione pubblica. E’ letale, poi, quando certo travestitismo giornalistico è suffragato da spirito giustizialista, accanimento terapeutico di morbosità scandalistica ed autentica cattiveria umana, da parte di chi, munito dell’unica arma di una “penna”… di pavone… nasconde sotto le piume un coltello. Michele Orsi, l’imprenditore assassinato dalla Camorra a Casal di Principe l’altr’ieri è l’ultimo caso emblematico del terrorismo giornalistico. Responsabili della sua “esecuzione” non sono solo i “casalesi” dalle mani lorde di sangue ma quei meschini mentalmente disturbati che, per anni, dalle pagine delle cronache locali, ne hanno costruito l’esasperata immagine di “camorrista” eppoi di “pentito”. Con un po’ di buonsenso chiunque avrebbe stabilito da se’ che se Michele Orsi fosse stato inteso dalla Procura quale “collaboratore di giustizia” avrebbe avuto tutto il diritto d’essere ammesso al “programma di protezione” previsto per gli squallidi eroi del “pentitificio nazionale”; sarebbe stato immediatamente trasferito con la famiglia in località segreta, gli si sarebbe garantita una vita civile per se’ e per i suoi, avrebbe goduto di una scorta ed altri benefici. In mancanza di questi elementi, in assenza di quest’iter giudiziario, come hanno fatto i “giornalai d’assalto”, peraltro ignoranti in materia, a spedirlo con leggerezza che si può solo definire cretinismo alla pubblica gogna quindi nelle mani dei killer? Perché non esiste censura per costoro, corresponsabili della morte di un uomo? Quanto Orsi fosse una persona onesta o disonesta questo non c’è dato saperlo ma che fosse un imprenditore, probabile anello di congiunzione tra la politica e la camorra, che aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine perché spaventato da precedenti “avvertimenti” di stampo camorrista lo si evince, come già detto, dall’assenza di misure cautelative nei suoi confronti ed anche dal tipo di reato imputatogli di Truffa ai danni dello Stato, nel processo che il 17 giugno l’avrebbe visto come imputato e teste e dal quale sarebbero probabilmente sortite preziose indicazioni per meglio delineare la preziosa ed astratta mappa dell’ECOMAFIA sul territorio. Non potrà più parlare, Michele Orsi, con grave danno per la Giustizia e la Società Civile. Ora, alla corresponsabilità in quest’ennesimo omicidio, ai “giornalai” di cui sopra non andrebbe imputato anche il famoso “spurio giurisprudenziale” ad uso di disinvolti magistrati del “concorso esterno in associazione mafiosa”, valutando il profittevole aiuto che costoro hanno fornito all’ecomafia casalese, indicandogli pure il bersaglio?… Da tempo immemore il mediocre giornalismo italiano si ciba di carogne, di lerciume, di sospetti, di malanimo, di becero inciucio, sull’onda intellettuale della munifica corrente del TRAVAGLISMO alla Robespiérre. Cresce a dismisura la pletora dei poveracci di redazione emuli del più celebre personaggio che sta togliendo il pane di bocca persino ai magistrati… non solo, persino a DIO giudice supremo… questi poveracci che si sentono tutti agenti segreti, intelligenti 007, ridicolmente proprio in questo Paese, dove i Servizi si coniugano ai Segreti di Pulcinella! La tuttologia giustizialista di stampo illuminista e rivoluzionario, preordinata sulla vigliacca delazione – e non possiamo fare a meno, in questa sede, di citare il CASO per eccellenza di Bruno CONTRADA – andrebbe perseguita per Legge perché è lampante come il rimescolare continuo di illazioni e diffamazioni serva a distrarre l’opinione pubblica e – spesso – la medesima magistratura dal problema fondamentale della Lotta alla Mafia. Ciò che abbiamo compreso, assistendo impotenti ad un sensazionalismo che non fa più presa sulla gente comune, laddove l’autentica trasgressione parrebbe consistere nell’invocata “normalità”, è che senza rendersene conto il giornalismo scalpitante, questo yuppismo sfrenato nell’informazione, profumato di terrorismo e di catastrofismo, finisce con l’essere il miglior alleato della malavita organizzata e la tomba della lotta alla mafia! Cio' ch'è più grave è che la Magistratura e la Politica lascino fare e non si avvedano che il bubbone anti-ANTIMAFIA se lo covano in seno, come una serpe! Peraltro, non si staglia all'orizzonte, mai, un coraggioso italiano autorevole che denunci queste occulte complicità criminali, temendo l'isolamento o... qualcosa di più. L'omertà di tutti favorisce il lavoro dei boia di regime!



3. Giugno 2008 @ 15:10
Re: Sentenza di condanna del 25 febbraio 2006 da lucianoandereij

la sentenza di assoluzione NON considera molti fatti , e svaluta altri fatti


sarebbe motlo più credibile se il giudice agnello (giudice dell'appello) non avesse manifestato la sua solidarietà a contrada con un caloroso abbraccio all'indomani della condanna di primo grado

mette on line la sentenza di appello

contrada parli e sarò il primo a volerlo libero per i meriti cotro la mafia
ripeto la sentenza di appello è un nulla giuridco e fattuale

22. Giugno 2008 @ 12:56
Re: Sentenza di condanna del 25 febbraio 2006 da lucianoandereij

pensavo di aver letto male

INVECE NO CITI PROPRIO LA SENTENSA DEL 2006

quelal sentenza conferma tutto l'impianto di quella di primo grado

gli unici episodi che non ritiene probanti sono
la telefonata ai salvo e la vicenda (che non ho mai citato) dell'anfora o quello che è

conferma la fuga di Gambino
conferma i contatti con riccobono
conferma le affermazioni di Marchese buscetat e manoia

conferma la vedova ziino
conferma montalbano
conferma la vienda della dal POnte

che cavolo dite?

tutte le mie domande rimagono intatte

Per favore SIG CONTRADA PARLI!!!
Dica tutto
serve un po di onestà in Italia
ma non ha paura del giudizio di Dio? NOn teme il fatto che lì non cisarano i gioranlisti di studio aperto a difenderla? non cis arà stefana craxi (bel difensore davvero)


22. Giugno 2008 @ 13:05
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