Bruno Contrada - Blog
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RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano...

RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano che chiede notizie sulla vicenda umana e giudiziaria che, con immane ingiustizia, ha devastato la sua vita.


“Turpe senex miles” 14 aprile 2008

Gentilissima avvocato,
rispondo con piacere e forse con poca sollecitudine alla Sua lettera.
Gli interrogativi che Lei si pone e mi pone investono più di 30 anni di cronaca giudiziaria siciliana (con un pizzico anche di storia patria) e rispondere ad essi con una lettera è un compito se non impossibile, oltremodo difficile. La mia vicenda umana e processuale che dura ormai da 15 anni, è di una complessità tale, anche per il contesto in cui è nata e si è sviluppata, da non poter essere delineata o descritta, se non esaustivamente ma perlomeno esaurientemente, sia pure con la massima buona volontà, in una lettera anche di molti fogli.
Poi con Lei, l’impresa sarebbe ancor più difficoltosa perché non sarebbe sufficiente narrare e chiarire ma, data la Sua prevenzione, più che legittima, nei miei confronti, occorre convincere. Infatti, Lei, in premessa, con onestà intellettuale, afferma che la mia “figura” e la mia “storia” Le destano sicuramente poca simpatia e pensa che io non sia “immune da colpe”.

Lei evidentemente è rimasta influenzata dalla lettura delle sentenze che si riducono ad una soltanto: la prima, cioè quella emessa il 5 aprile 1996 dal Tribunale di Palermo V Sez. Penale – Presidente dott. Francesco Ingargiola; la stessa Corte che poi ha assolto il senatore Andreotti –. Le successive sentenze, ad eccezione di quella di appello del 4 maggio 2001 (Corte di Appello di Palermo II sez pen. Presidente Gioacchino Agnello), non sono altro che la ripetizione pedissequa, grosso modo, della prima. Sino ad arrivare a quella definitiva della Corte di Cassazione che ha assolto il compito di calare la pietra tombale. A proposito, Le confido che io non uso mai l’aggettivo Suprema perché da cristiano, semplice cristiano, per me Suprema è soltanto quella che è Lassù, molto in alto, a una altezza tale che su tutto e tutti sovrasta.
Preme una prima osservazione che, essendo Lei persona pratica del giure, non potrà non aver fatto: non vige negli ordinamenti giuridici di Paesi definibili civili e Stati di diritto che la condanna deve essere irrogata al di là di ogni ragionevole dubbio? Non Le sembra che sia non un “ragionevole dubbio” ma un “ragionevolissimo grosso grosso dubbio” il fatto che la stessa Corte di Appello, cioè due Sezioni della stessa Corte di Appello, formate da giudici nati, vissuti, formatisi nel medesimo contesto sociale e giudiziario, a distanza di poco tempo, sulla scorta dello stesso materiale probatorio, senza l’accadimento di avvenimenti nuovi e rilevanti, decidano in maniera difforme l’una dall’altra? Che l’una dica “in nome del popolo italiano” (quindi non a nome proprio): “quest’uomo è colpevole e deve essere imprigionato” e l’altra dica, sempre a nome dello stesso popolo: “quest’uomo è innocente e deve essere libero”?
Io ho cercato di trovare un dubbio un po’ più ragionevole, ma non l’ho trovato.

Se Lei ce l’ha, me lo trasmette? Le sarei grato.
Allora ha ragione Anatole France, che se ricordo bene è un premio Nobel per la letteratura, quando dice: “Il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà”. E poi ho sempre in mente un antico brocardo latino che mi piace ripetere e me stesso e ad altri:

“ res iudicata facit de albo nigrum,
originem creat,
aequat quadrata rotundis,
naturalia sanguinis vincula et
falsum in verum mutat,,, »

Lei, da quanto ho capito dal tenore della Sua lettera, deve essere molto giovane; io, invece, sono già con il soldino-obolo in mano per pagare Cheronte il traghettatore … quindi mi permetto darLe (umilmente) un consiglio: non dia conto alcuno alle SENTENZE (non parlo di applicabilità perché devono essere di certo eseguite); dico di non tenerle in considerazione per ciò che concerne la rappresentazione dei fatti e quindi della verità: sono opere d’arte che spesso si rifanno alle scuole dell’astrattismo o a quelle espressionistica o ermetica e talvolta veristica. Dia valore solo alla conoscenza dell’uomo (giudicando o giudicato) e dei fatti. Naturalmente per quanto possibile e con tutti i limiti propri della natura umana.

Nella Sua lettera mi dice che ha letto le sentenze che mi riguardano. Bastava che leggesse soltanto la prima, quella del Tribunale del 5-4-1996. Io sono un grande ammiratore ed estimatore di detta sentenza. E’ un’opera d’arte. Ne farei un classico da far adottare e studiare non soltanto nelle facoltà di giurisprudenza ma anche in quelle di ingegneria edile …! Tema: come costruire un monumento giurisprudenziale sul niente, con il niente, nel buio con la nebbia, nella foschia, però robusto, forte, incrollabile. Come costruire un grosso palazzo, alto, largo, spazioso, con tante porte e finestre, su terreno friabile, sabbioso, acquitrinoso, paludoso ma incrollabile, tetragono ad ogni spinta e sollecitazione esterna. Opere d’arte da tramandare ai posteri, degne di studi approfonditi, inimitabili (almeno ciò è sperabile …). Ogni giudice, anche se modesto, è capace di costruire una sentenza su fatti concreti e reali, su prove certe e incontrovertibili; ogni ingegnere, anche se poco esperto, è capace di costruire un immobile ben stabile su terreno roccioso e consistente. Sono nella norma e non oggetto di estasiata ammirazione!

Se permette, ancora un consiglio: non perda il suo tempo con la lettura delle altre sentenze che non sono altro che la pedissequa ripetizione, mutando molto poco, del monumento – monstrum giuridico-edile.

Lo stesso dico per la sentenza di appello che ha concluso: “assolto perchè il fatto non sussiste”. E’ stata considerata un “Caproni” di legno e tela, che, con inutile e sterile eroismo, ha voluto affrontare una squadriglia di F16 con armamento missilistico.
Lasci perdere anche i 10 volumi di motivi di appello e i 20 volumi di motivi aggiunti di appello: cartaccia destinata al cestino e, nella migliore ipotesi, all’oblio di un polveroso archivio. Trascuri anche un centinaio di testimonianze a difesa di miseri Capi della Polizia, Direttori Generali dei Servizi, Alti Commissari, Prefetti, Questori, Generali dei C.C. e della G.d.F., Ufficiali dei C.C. e della G.d.F, , Funzionari di Prefetture, Questure, Squadra Mobile, Magistrati di alto rango, Ispettori, Sottufficiali, etc… Nessuno di loro aveva nel petto nastrine e medaglie di campagne di mafia con centinaia di morti ammazzati, di strangolamenti, lupare bianche, attentati, squagliamenti in acido, tradimenti, stragi, mattanze e roba del genere come invece ne avevano in abbondanza emeriti eroi, insigniti di gradi, meriti, premi, prebende, coccolamenti e carezze con le spalline di “PENTITO DI STATO”.

Non trascuri però la lettura e la meditazione dei pregevoli scritti dei vari Travaglio, Lodato e tanti altri che infoltiscono le schiere dei “mafiologi” che imperversano sugli schermi televisivi e sulle pagine di giornali. Loro sanno tutto e di tutti.
Se continua la nostra conversazione epistolare, Le darò qualche altra indicazione o suggerimento per acquisire una maggiore conoscenza della vicenda di cui abbiamo parlato.
Ma il carico di lettura sarà pesante. Può darsi però che la Sua “poca simpatia per la mia figura e la mia storia” si attenui un po’ …! E forse anche un po’ meno “immune da colpa”!

Con i migliori sentimenti
Bruno Contrada
bruno :: 23. Luglio 2008 @ 22:00 - Commenti (4) -
Commenti
Re: RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano... da Alberto.

Dottore,
spero questo mio commento possa raggiungerla.
Sono un ex funzionario dell\\\'Amministrazione, provengo da una famiglia di fedeli servitori dello Stato.
Uno dei miei colleghi di corso a via Guido Reni, in servizio, è attualmente tra gli indagati in merito ai fatti di Genova, ed è uno dei pochi che veramente credeva (e nonostante tutto ancora crede) nel compito a lui affidato dal nostro Paese.
Voglio rappresentarle tutta la mia comprensione, la mia vicinanza e la mia gratitudine per tutto ciò che ha dato e continua a dare.
Spero vivamente che, nonostante una \\"giustizia\\" ingrata e malevola possa ottenere presto ciò che le spetta: il riconoscimento di una vita retta, l\\\'eliminazione di ogni ombra, il ringraziamento per gli immani sacrifici da lei sostenuti tanto nella vita operativa quanto in quella che, suo malgrado, è costretto a vivere in questi anni.

Spero mi perdonerà se non mi firmo per esteso, sappia che il mio sentimento è comunque sincero.

Con Osservanza,

Alberto D. - Roma.

24. Luglio 2008 @ 17:15
Re: RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano... da Talita

Carissimo dottor Contrada,
ieri per me è stato un giorno pieno di gioia, perché i magistrati sono stati finalmente costretti a liberarla.
Dico "costretti", perché lo penso: costretti dalla prevalente opinione pubblica e dall'attuale clima politico, ma non dalle sue gravissime condizioni di salute, che loro hanno sempre ritenuto lievi indisposizioni.
Certo, la sua liberazione è stata condita con l'affermazione che lei è tuttora socialmente pericoloso. Lo credo anch'io: lei è veramente pericoloso per l’immagine pubblica dei giudici che l’hanno massacrata fino a questo punto!
Ora pensi a curarsi e poi riprenda la sua battaglia per dimostrare l'innocenza che i giudici hanno voluto negarle a tutti i costi. La sua battaglia sarà idealmente anche la battaglia mia e delle moltissime altre persone che credono in lei e che per lei si sono spese durante la sua terribile prigionia.
Tanti auguri, dottor Contrada, e un abbraccio affettuoso
Talita

25. Luglio 2008 @ 08:52
Re: RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano... da luciano

SWig Contrada


lei grande servitore dello stato....................
vorrebbe rispondere a queste domande?
CHI HA RISPOSTO A LEI (O NARRACCI) 100 SECONDI DOPO L'ESPLOSIONE DEL 19 LUGLIO 1992 al telefono del cerisdi ?

Cosa ci facevano lì quelle persone? Chi erano e nei giorni sucecssivi coas hano fatto?

Perché quella sede fu "chiusa" dopo pochi giorni?

perché quel giorno in quella domenica C'ERA QUALCUNO E LE ALTRE DOMENICHE NO?

mi sembra che il grande servitore dello stato fosse il numero 3 dei servici segreti, dovrebbedare delle risposte.




26. Luglio 2008 @ 16:35
Re: RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano... da Alex

Che tu possa marcire in galera e bruciare in eterno tra le fiamme dell' inferno.

27. Luglio 2008 @ 14:33
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