ARTICOLO di ANGELO PANEBIANCO riportato da “SETTE” SETTIMANALE del 27 maggio 2010 DEL CORRIERE DELLA SERA
Il commissario di Camilleri non si comporta poi in modo così diverso dai vari Dell’Utri, Contrada e Andreotti
La Rai sta ritrasmettendo i vecchi episodi della serie del Commissario Montalbano, interpretato, come è a tutti noto, dal bravissimo Luca Zingaretti, ed è sempre un piacere rivederli. Ma guardando una delle ultime puntate non ho potuto evitare di pensare: ma vuoi vedere che Montalbano è un “colluso”? Nell’episodio in questione, infatti, Montalbano intrattiene rapporti telefonici (intercettati? Non viene detto ma è inverosimile che non lo siano) con un vecchio capo mafia che gli manifesta grande stima e rispetto e, addirittura, ferma una guerra di mafia convocando i capi cosca in una località segreta e obbligandoli a stipulare un accordo. Non ce n’è abbastanza per attirarsi addosso un “concorso esterno in associazione mafiosa”, quel famoso reato che non esiste in nessun codice (e pertanto non può essere cancellato) e che è stato tuttavia alla base di tutti i processi per mafia a personaggi eccellenti (Andreotti, Contrada, Dell’Utri e altri)? Forse è questa, tutto sommato, la cosa meno verosimile in alcune storie ispirate ai racconti di Andrea Camilleri : la vistosa assenza del fiato di un procuratore, con intercettatori telefonici al seguito, sul collo spericolato di Montalbano.
Montalbano (o Contrada?), quando si muove nelle questioni di mafia, opera anche lui, inevitabilmente, in una zona grigia dove il confine fra legalità e illegalità è sempre incerto. Contano soprattutto le intenzioni, gli scopi (non facilmente accertabili nei processi), e gli scopi di Montalbano, naturalmente, sono onestissimi. Ciò non toglie che su quel terreno sdrucciolevole anche i comportamenti che hanno finalità oneste possano apparire terribilmente sospetti. E poi uno o più pentiti che gettino fango su quelle finalità possono sempre saltar fuori.
Avendo presente certe prese di posizione ed interviste di Camilleri, mi è venuto di pensare, guardando la suddetta puntata, che di Camilleri, forse, ce ne siano due. C’è lo scrittore che sa immergere il suo personaggio in una trama di fantasia ma disegnata con realismo. E c’è poi l’intellettuale-politico che usa talvolta l’accetta giustizialista, anche parlando delle cose della sua Sicilia, forse dimentico che l’ambiguità delle situazioni che egli sa così bene ricostruire nei suoi racconti, appartiene, prima di tutto, alla realtà.
amministratore :: 27. Giugno 2010 @ 12:12 -
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