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<title>Bruno Contrada - Blog</title>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php</link>
<description>Le mie riflessioni</description>
<language>en</language><item>
<title>MONTALBANO E’ COLLUSO?</title>
<description>ARTICOLO di ANGELO PANEBIANCO riportato da “SETTE” SETTIMANALE del 27 maggio 2010 DEL CORRIERE DELLA SERA 

Il commissario di Camilleri non si comporta poi in modo così diverso dai vari Dell’Utri, Contrada e Andreotti

La Rai sta ritrasmettendo i vecchi episodi della serie del Commissario Montalbano, interpretato, come è a tutti noto, dal bravissimo Luca Zingaretti, ed è sempre un piacere rivederli. Ma guardando una delle ultime puntate non ho potuto evitare di pensare: ma vuoi vedere che Montalbano è un “colluso”? Nell’episodio in questione, infatti, Montalbano intrattiene rapporti telefonici (intercettati? Non viene detto ma è inverosimile che non lo siano) con un vecchio capo mafia che gli manifesta grande stima e rispetto e, addirittura, ferma una guerra di mafia convocando i capi cosca in una località segreta e obbligandoli a stipulare un accordo. Non ce n’è abbastanza per attirarsi addosso un “concorso esterno in associazione mafiosa”, quel famoso reato che non esiste in nessun codice (e pertanto non può essere cancellato) e che è stato tuttavia alla base di tutti i processi per mafia a personaggi eccellenti (Andreotti, Contrada, Dell’Utri e altri)? Forse è questa, tutto sommato, la cosa meno verosimile in alcune storie ispirate ai racconti di Andrea Camilleri : la vistosa assenza del fiato di un procuratore, con intercettatori telefonici al seguito, sul collo spericolato di Montalbano.
Montalbano (o Contrada?), quando si muove nelle questioni di mafia, opera anche lui, inevitabilmente, in una zona grigia dove il confine fra legalità e illegalità è sempre incerto. Contano soprattutto le intenzioni, gli scopi (non facilmente accertabili nei processi), e gli scopi di Montalbano, naturalmente, sono onestissimi. Ciò non toglie che su quel terreno sdrucciolevole anche i comportamenti che hanno finalità oneste possano apparire terribilmente sospetti. E poi uno o più pentiti che gettino fango su quelle finalità possono sempre saltar fuori.
Avendo presente certe prese di posizione ed interviste di Camilleri, mi è venuto di pensare, guardando la suddetta puntata, che di Camilleri, forse, ce ne siano due. C’è lo scrittore che sa immergere il suo personaggio in una trama di fantasia ma disegnata con realismo. E c’è poi l’intellettuale-politico che usa talvolta l’accetta giustizialista, anche parlando delle cose della sua Sicilia, forse dimentico che l’ambiguità delle situazioni che egli sa così bene ricostruire nei suoi racconti, appartiene, prima di tutto, alla realtà.
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<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 12:12:58 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/302/</link>
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<title>Uomo dello stato</title>
<description>Dall’ordinanza del 3 marzo 2010 del Tribunale di Sorveglianza di Palermo traspare chiaramente la personalità e dignità di Bruno Contrada!
- Egli è sempre e comunque “ Uomo dello Stato”-


*Visualizza la ordinanza* - URL: http://www.brunocontrada.info/doc/ordinanza_contrada.pdf -</description>
<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 22:51:52 +0100</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/294/</link>
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<title>Il paradosso dell'agenda rossa</title>
<description>Scritto da Lino Jannuzzi  

C’è un infame paradosso nella tesi di quanti sostengono, in buona o in cattiva fede, che Paolo Borsellino aveva con sé nel momento in cui fu ucciso, diciassette anni fa, l’&quot;agenda rossa&quot; che sarebbe stata fatta sparire perché conterrebbe i segreti delle stragi di mafia,i nomi dei &quot;mandanti politici&quot;, a cominciare dal mandante dell’assassinio di Giovanni Falcone, e i nomi dei responabili della presunta &quot;trattativa&quot; tra lo Stato e la mafia, sicchè, come ha scritto il nuovo giornale di Marco Travaglio, questa agenda sparita sarebbe la &quot;scatola nera&quot; della seconda Repubblica. Il paradosso è questo: sono proprio loro, che si presentano come i più gelosi custodi della memoria dell’eroe trucidato a via D’Amelio e scendono in piazza agitando agendine rosse per invocare e pretendere la verità sulla strage, sono proprio loro che lo denigrano e lo infamano. Il giudice Paolo Borsellino, secondo la loro tesi sull’agenda rossa, sarebbe venuto a conoscenza dei più spaventosi segreti sulle stragi e sui mandanti e sulla “trattativa” tra lo Stato e la mafia,e non ne avrebbe mai fatto parola non solo con i suoi più stretti e fidati collaboratori, poliziotti e carabinieri, ma anche con i suoi colleghi magistrati inquirenti, e specialmente quelli preposti a indagare sulle stragi.

Peggio, secondo costoro, in buona sostanza, il giudice Paolo Borsellino avrebbe appreso dai “pentiti”, e in particolare dall’ultimo “pentito” che ha interrogato, Gaspare Mutolo, poco più di due settimane prima della strage, i segreti delle stragi e delle trattative e i nomi dei “traditori”, come quello del più famoso poliziotto di Palermo, Bruno Contrada, e non li avrebbe verbalizzati, non li avrebbe trascritti nel verbale dell’interrogatorio del “pentito”, e solo li avrebbe annotati nella sua personale e segretissima agenda rossa. Non è un’infamia il solo ipotizzare che questo eroe dell’antimafia abbia potuto far questo, violando la legge e i più elementari doveri di un giudice?

E non basta questa sola considerazione, questo paradosso infame, se mancassero altri più che convincenti e contrastanti elementi (e ce ne sono tanti), a dimostrare che in questa polemica tutto è artefatto e strumentale e falso, che nel mistero dell’agenda scomparsa tutto ci può essere meno che i terribili “segreti” delle stragi e dei “mandanti politici” e del “traditori” dello Stato complici della mafia? Ed è possibile che non ci si renda conto che credere alle “rivelazioni” di Gaspare Mutolo (il “pentito” più sbugiardato e più sputtanato di vent’anni di antimafia, quello che riuniva a casa sua gli altri mafiosi per concordare con loro le “rivelazioni” da fare ai giudici) significa automaticamente denigrare e infamare Borsellino? E bisogna credere a Mutolo, infamando Borsellino che avrebbe tenute nascoste le sue &quot;rivelazioni&quot;, e non a Vittorio Aliquò, a quel tempo procuratore aggiunto a Palermo, e al vice questore Francesco Gratteri, che erano presenti all’interrogatorio di Mutolo e che hanno dichiarato e deposto che niente rivelò Mutolo a Borsellino di segreti delle stragi e di nomi di mandanti e di politici e tutto di quanto fu detto invece Borsellino fece correttamente mettere a verbale?

Del resto, questo dell’agenda rossa contenente chissà quali segreti e sparita per nascondere o ricattare i politici mandanti dell’assassinio di Paolo Borsellino non è il solo falso strumentalmente accreditato nella vicenda della strage di via D’Amelio: già all’indomani stesso della strage tentarono di coinvolgervi Bruno Contrada accreditando la leggenda che l’ex capo della squadra mobile di Palermo, e al momento alto dirigente del Sisde, il servizio segreto civile,fosse presente in via D’Amelio al momento dell’esplosione o immediatamente dopo, e che fosse stato lui a impadronirsi dell’agenda rossa e a farla sparire. Tentarono di inquisirlo e processarlo per la strage e come tramite tra i politici e la mafia, e soltanto quando fu irrimediabilmente provato che in quel momento Contrada era su una nave al largo della Sicilia con altre dieci persone, tra cui esponenti delle forze dell’ordine, ci rinunciarono, ripiegando sul sempre facile e comodo concorso esterno all’associazione mafiosa e alle solite sempre puntuali accuse dei “pentiti” (gli stessi mafiosi che Contrada nel tempo aveva perseguito e arrestati).

E dai tempi dell’inchiesta per strage a carico di Marcello Dell’Utri e di Silvio Berlusconi a quelli ultimi del processo per concorso esterno a Dell’Utri gira ancora una favola, parallela a quella della agenda rossa, la favola della “ultima” intervista di Paolo Borsellino, una specie di testamento che Borsellino avrebbe consegnato, appena due giorni prima della strage di Capaci, dove fu assassinato Giovanni Falcone, a un giornalista francese e dove il giudice per primo avrebbe denunciato i rapporti di Berlusconi con la mafia. Borsellino aveva effettivamente ricevuto a casa sua a Palermo il 21 maggio del 1992 un certo Fabrizio Calvi, accompagnato da un operatore televisivo, e aveva parlato con lui per un paio d’ore.

Ma dell’intervista non si era più sapito niente né in Italia né in Francia, finchè due anni dopo, l’8 aprile del ’94,in coincidenza con le prime accuse di mafia insinuate da Luciano Violante contro Dell’Utri, era comparso sull’Espresso un “resoconto” della “conversazione” tra Borsellino e questo Calvi, e dovevano passare ancora sette anni prima che, nell’aprile del 2001, proprio alla vigilia delle elezioni politiche, Michele Santoro in una puntata del “Raggio verde” trasmettesse un filmato della durata di soli dieci minuti: una “sintesi” dell’intervista realizzata arbitrariamente con un sistema di tagli e cuci, dove il giornalista francese insiste con le domande, partendo dal solito caso dello “stalliere” Vittorio Mangano, e cerca di strappare qualcosa di bocca al giudice, che ostinatamente nega e si sottrae. Risponde Borsellino: ”Non sono a conoscenza di questo episodio...probabilmente non si tratta della stessa intercettazione...Dell’Utri non è stato imputato nel maxi processo, che io ricordi...non ne conosco i particolari...si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei rivelare nulla...non mi dovete fare queste domande su Dell’Utri...che Mangano e Dell’Utri sono di Palermo tutti e due non è una considerazione che induce alcuna conclusione...questa vicenda che riguarderebbe i rapporti con Berlusconi è una vicenda che non mi appartiene, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla...”

E nulla in effetti Borsellino dice in proposito, nonostante ciò che cercano di far risultare con il trucco del taglia e cuci. Ma il falso principale, il punto sul quale i professionisti dell’antimafia e i loro epigoni nel giornalismo e in tv insistono, l’elemento più emozionale ed emozionante, è quello di far passare questa intervista taroccata come “l’ultima” di Borsellino, il suo testamento. E’ invece un mese dopo, trenta giorni dopo la strage di Capaci e la morte del suo amico Falcone e un mese prima di essere ucciso a sua volta, che Borsellino riceve nello studio di casa sua, in via Cilea a Palermo, un altro giornalista, un giornalista italiano, e si racconta. E questa è un’intervista veramente drammatica e può essere considerato il suo testamento. C’è persino il presagio di ciò che sta per succedergli: ”Dalla morte di questo mio vecchio amico e compagno di lavoro-dice Borsellino-la mia vita è cambiata...mi sento un sopravvissuto...ricordo che mi disse Ninni Cassarà (il questore anche lui ucciso dalla mafia) allorchè ci stavamo recando insieme sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana...mi disse: &quot;Convinciamoci che noi siamo dei cadaveri che camminano….’”.

E ha chi l’ha data Borsellino questa intervista, veramente la sua ultima intervista, il suo testamento?  L’ha data al vicedirettore di Canale 5, la televisione del “mafioso” Silvio Berlusconi, quello che secondo i professionisti dell’antimafia e i cronisti loro epigoni, che ancora lo scrivono negli articoli e nei libri, lo ripetono in televisione, Borsellino per primo avrebbe denunciato, insieme a Dell’Utri, come amico e complice della mafia. Un altro paradosso, infame come quello dell’agenda rossa.</description>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 21:54:11 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/292/</link>
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<title>Stragi '92: vogliono incolpare il Governo dell'epoca</title>
<description>Io capro espiatorio, Servizi non hanno difeso me e se stessi

Palermo, 24 mar. (Apcom) 

&quot;C'è stato un tentativo di far cadere la responsabilità delle stragi sul Governo del '92 e dei partiti che lo sorreggevano e sui servizi segreti&quot;. Ne è convinto Bruno Contrada, il funzionario della Polizia di Stato condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. &quot;C'è stata una manovra di depistaggio per far cadere la responsabilità degli attentati, delle stragi, non soltanto sulle organizzazioni criminali militari, sanguinarie, mafiose, ma sui Servizi Segreti, sui Servizi cosiddetti deviati&quot; ha detto l'ex numero tre del Sisde ha parlando con il Gip di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza. Secondo Contrada lui sarebbe &quot;stato scelto come capro espiatorio di queste cose qua, perché avevo tutti i requisiti per essere scelto come tale. Non per la mia persona, non perché Bruno Contrada, per gli incarichi da me ricoperti. Avevo tutti i requisiti: capo della Squadra Mobile, capo della Criminalpol, coordinatore dei centri SISDE della Sicilia, avevo tutto per essere indicato e per arrivare ai Servizi, ai Servizi. E vorrei metter in risalto - ha detto al capo dei Gip nisseni il 26 novembre scorso - che di fronte a tutte queste accuse, i Servizi, il Servizio è rimasto inattivo, è rimasto, non solo non mi ha difeso, ma non si è manco difeso&quot;. &quot;Soltanto l'anno scorso, in occasione dell'anniversario della strage, c'è stata... ho fatto una raccolta stampa di tutti gli articoli: 'Servizi Segreti deviati e tentativi di depistaggio negli atti di indagine arrivati dal Pm. di Palermo, dal telecomando alle oscure presenze sul luogo dell'attentato. Il dottore Contrada ancora presente. Borsellino: si indaga sui Servizi'&quot;. &quot;Ancora - ha proseguito Contrada - continua, dopo 15 -16 anni. Qua non è che si tratta della diffamazione o di altre cose del genere, sono tutti elementi, sono tutti tasselli che stanno ad indicare una manovra di depistaggio per far cadere la responsabilità non sulla mia persona, che non conta niente nel complesso di questi avvenimenti gravissimi, ma dei Servizi e del Governo, il Governo del '92 e dei partiti che sorreggevano il Governo. Questa è la mia opinione e questo è quello che mi ha deciso a far presentare questo&quot; esposto &quot;che non ha altri motivi, non ha altre motivazioni. Ma io credo di avere il diritto perlomeno di difendere quest'ultimo pezzo, non dico di onore, ma di immagine che mi è rimasta dopo che sono stato completamente distrutto, che è stata distrutta la mia vita&quot;. &quot;Perlomeno - chiede - non vorrei che rimanesse quest'ombra, quindi non riesco a capire perché non si debba indagare su questo. Perché questa gente si è comportata in questa maniera? Perché questi uomini hanno detto questo? Chi è che ha suggerito ai pentiti di dichiarare queste cose false? Da che cosa sono stati mossi questi ufficiali dei Carabinieri? Peraltro potrebbero avere tanti altri meriti per tanti altri motivi, ma in questa occasione perché si sono mossi in questo modo? Perché hanno agito così? Questo è quello che io mi domando e che ritengo che era un mio diritto chiederlo alla giustizia&quot; ha concluso.
</description>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 22:26:47 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/290/</link>
</item>
<item>
<title>Sentenza della Corte di Cassazione del 12 dicembre 2002</title>
<description>Per completezza di informazione inserisco nel sito la sentenza della Corte di Cassazione del 12 dicembre 2002 con la quale è stata cassata la sentenza di assoluzione di Bruno Contrada emessa dalla II Sezione Penale della Corte di Appello di Palermo il  4 maggio 2001. 
Mi corre l’obbligo di sottolineare che il Pubblico Ministero, nella persona del sostituto Procuratore Generale dott. Fabrizio Hinna Danesi, aveva chiesto che venisse rigettato il ricorso del Procuratore Generale della Corte di Appello di Palermo e che, quindi, la sentenza di assoluzione di Bruno Contrada non  venisse cassata.

In proposito mi tornano alla mente i seguenti versi della Bibbia con i quali Lino Jannuzzi ha iniziato il suo libro “Lo sbirro e lo Stato” :

&lt;b&gt;
Saranno eliminati quanti tramano iniquità
quanti con la parola rendono colpevoli gli altri
quanti alla porta tendono tranelli al giudice 
e rovinano il giusto per un nulla
Isaia (765 A.C. c.a.)
capitolo 29 versetti 20 e 21
&lt;/b&gt;</description>
<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 21:26:50 +0100</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/287/</link>
</item>
<item>
<title>Sentenza di assoluzione del 4 maggio 2001</title>
<description>Alla luce dei recenti avvenimenti, si ravvisa la improcrastinabile necessità di dare a tutti la possibilità di conoscere la motivazione della sentenza di assoluzione emessa nei confronti di Bruno Contrada dalla II Sezione Penale della Corte di Appello di Palermo il  4 maggio 2001. &lt;br&gt;
In tale sentenza, infatti, la Corte medesima ha valutato analiticamente tutti gli elementi probatori emersi nel corso del processo di primo grado, oltre ad alcuni dati assunti in sede d’appello, dimostrando chiaramente - come il suo estensore dichiara all’inizio della parte motiva - che il Tribunale di Palermo, pur individuando correttamente le regole di valutazione della prova da applicare nel caso di specie, non ne abbia poi in concreto tenuto conto. La Corte al tempo stesso ha indicato quale era l’impiego corretto che doveva essere fatto delle emergenze processuali. &lt;br&gt;
A tal fine nel menu è stata creata la voce: &lt;B&gt;Sentenza di assoluzione del 4 maggio 2001
&lt;/B&gt;</description>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 22:54:07 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/282/</link>
</item>
<item>
<title>RIFLESSIONE DI ADRIANA CONTRADA  </title>
<description>Alla luce degli ultimi avvenimenti, desidero riportare lo stralcio di una lettera inviatami da mio marito Bruno il 10 luglio 2008:

“Cara Adriana,
…… Mi hai inviato la foto dello splendido castello che si ammira adagiato sul meraviglioso mare di Terrasini.
 Le feritoie che si aprono sullo splendido ed antico muro del Castello ti permettono di sfiorare l’acqua limpida, cristallina, talvolta addirittura luminosa.
Ma attraverso quelle feritoie bisognerebbe piazzarci un cannone – residuato bellico – non certo a difesa da incursioni di pirati saraceni, ma dagli attacchi provenienti dalla perfida invidia e perversità degli uomini. Una difesa simbolica ma efficace.
Avessi io, a suo tempo, predisposto la mia artiglieria………!
Invece andavo all’assalto a testa alta ed allo scoperto, come i poveri fantaccini della 1^  guerra mondiale.
E mi hanno falciato con la mitraglia incatenata…….! Colpendomi a tradimento, alle spalle…………&quot;
                                                                        Bruno””  
</description>
<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 20:59:13 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/278/</link>
</item>
<item>
<title>RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano...</title>
<description>&lt;b&gt;RISPOSTA di Bruno Contrada ad un cittadino italiano che chiede notizie sulla vicenda umana e giudiziaria che, con immane ingiustizia, ha devastato la sua vita.&lt;/B&gt;


“Turpe senex miles”                                                                            14 aprile 2008   

Gentilissima avvocato,
rispondo con piacere e forse con poca sollecitudine alla Sua lettera.
Gli interrogativi che Lei si pone e mi pone investono più di 30 anni di cronaca giudiziaria siciliana (con un pizzico anche di storia patria) e rispondere ad essi con una lettera è un compito se non impossibile, oltremodo difficile. La mia vicenda umana e processuale che dura ormai da 15 anni, è di una complessità tale, anche per il contesto in cui è nata e si è sviluppata, da non poter essere delineata o descritta, se non esaustivamente ma perlomeno esaurientemente, sia pure con la massima buona volontà, in una lettera anche di molti fogli.
Poi con Lei, l’impresa sarebbe ancor più difficoltosa perché non sarebbe sufficiente narrare e chiarire ma, data la Sua prevenzione, più che legittima, nei miei confronti, occorre convincere. Infatti, Lei, in premessa, con onestà intellettuale, afferma che la mia “figura” e la mia “storia” Le destano sicuramente poca simpatia e pensa che io non sia “immune da colpe”.

Lei evidentemente è rimasta influenzata dalla lettura delle sentenze che si riducono ad una soltanto: la prima, cioè quella emessa il 5 aprile 1996 dal Tribunale di Palermo V Sez. Penale – Presidente dott. Francesco Ingargiola; la stessa Corte che poi ha assolto il senatore Andreotti –. Le successive sentenze, ad eccezione di quella di appello del 4 maggio 2001 (Corte di Appello di Palermo II sez pen. Presidente Gioacchino Agnello), non sono altro che la ripetizione pedissequa, grosso modo, della prima. Sino ad arrivare a quella definitiva della Corte di Cassazione che ha assolto il compito di calare la pietra tombale. A proposito, Le confido che io non uso mai l’aggettivo Suprema perché da cristiano, semplice cristiano, per me Suprema è soltanto quella che è Lassù, molto in alto, a una altezza tale che su tutto e tutti sovrasta.
Preme una prima osservazione che, essendo Lei persona pratica del giure, non potrà non aver fatto: non vige negli ordinamenti giuridici di Paesi definibili civili e Stati di diritto che la condanna deve essere irrogata al di là di ogni ragionevole dubbio? Non Le sembra che sia non un “ragionevole dubbio” ma un “ragionevolissimo grosso grosso dubbio” il fatto che la stessa Corte di Appello, cioè due Sezioni della stessa Corte di Appello, formate da giudici nati, vissuti, formatisi nel medesimo contesto sociale e giudiziario, a distanza di poco tempo, sulla scorta dello stesso materiale probatorio, senza l’accadimento di avvenimenti nuovi e rilevanti, decidano in maniera difforme l’una dall’altra? Che l’una dica “in nome del popolo italiano” (quindi non a nome proprio): “quest’uomo è colpevole e deve essere imprigionato” e l’altra dica, sempre a nome dello stesso popolo: “quest’uomo è innocente e deve essere libero”?
Io ho cercato di trovare un dubbio un po’ più ragionevole, ma non l’ho trovato.

Se Lei ce l’ha, me lo trasmette? Le sarei grato.
Allora ha ragione Anatole France, che se ricordo bene è un premio Nobel per la letteratura, quando dice: “Il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà”. E poi  ho sempre in mente un antico brocardo latino che mi piace ripetere e me stesso e ad altri: 

        “ res iudicata  facit de albo nigrum,
           originem creat,
          aequat quadrata rotundis,
          naturalia sanguinis vincula et
          falsum in verum mutat,,, »

Lei, da quanto ho capito dal tenore della Sua lettera, deve essere molto giovane; io, invece, sono già con il soldino-obolo in mano per pagare Cheronte il traghettatore … quindi mi permetto darLe (umilmente) un consiglio: non dia conto alcuno alle SENTENZE (non parlo di applicabilità perché devono essere di certo eseguite); dico di non tenerle in considerazione per ciò che concerne la rappresentazione dei fatti e quindi della verità: sono opere d’arte che spesso si rifanno alle scuole dell’astrattismo o a quelle espressionistica o ermetica e talvolta veristica. Dia valore solo alla conoscenza dell’uomo (giudicando o giudicato) e dei fatti. Naturalmente per quanto possibile e con tutti i limiti propri della natura umana.

Nella Sua lettera mi dice che ha letto le sentenze che mi riguardano. Bastava che leggesse soltanto la prima, quella del Tribunale del 5-4-1996. Io sono un grande ammiratore ed estimatore di detta sentenza. E’ un’opera d’arte. Ne farei un classico da far adottare e studiare non soltanto nelle facoltà di giurisprudenza ma anche in quelle di ingegneria edile …! Tema: come costruire un monumento giurisprudenziale sul niente, con il niente, nel buio con la nebbia, nella foschia, però robusto, forte, incrollabile. Come costruire un grosso palazzo, alto, largo, spazioso, con tante porte e finestre, su terreno friabile, sabbioso, acquitrinoso, paludoso ma incrollabile, tetragono ad ogni spinta e sollecitazione esterna. Opere d’arte da tramandare ai posteri, degne di studi approfonditi, inimitabili (almeno ciò è sperabile …). Ogni giudice, anche se modesto, è capace di costruire una sentenza su fatti concreti e reali, su prove certe e incontrovertibili; ogni ingegnere, anche se poco esperto, è capace di costruire un immobile ben stabile su terreno roccioso e consistente. Sono nella norma e non oggetto di estasiata ammirazione!

Se permette, ancora un consiglio: non perda il suo tempo con la lettura delle altre sentenze che non sono altro che la pedissequa ripetizione, mutando molto poco, del monumento – monstrum  giuridico-edile.

Lo stesso dico per la sentenza di appello che ha concluso: “assolto perchè il fatto non sussiste”. E’ stata considerata un “Caproni” di legno e tela, che, con inutile e sterile eroismo, ha voluto affrontare una squadriglia di F16 con armamento missilistico.
Lasci perdere anche i 10 volumi di motivi di appello e i 20 volumi di motivi aggiunti di appello: cartaccia destinata al cestino e, nella migliore ipotesi, all’oblio di un polveroso archivio. Trascuri anche un centinaio di testimonianze a difesa di miseri Capi della Polizia, Direttori Generali dei Servizi, Alti Commissari, Prefetti, Questori, Generali dei C.C. e della G.d.F., Ufficiali dei C.C. e della G.d.F, , Funzionari di Prefetture, Questure, Squadra Mobile, Magistrati di alto rango, Ispettori, Sottufficiali, etc… Nessuno di loro aveva nel petto nastrine e medaglie di campagne di mafia con centinaia di morti ammazzati, di strangolamenti, lupare bianche, attentati, squagliamenti in acido, tradimenti, stragi, mattanze e roba del genere come invece ne avevano in abbondanza emeriti eroi, insigniti di gradi, meriti, premi, prebende, coccolamenti e carezze con le spalline di “PENTITO DI STATO”.

Non trascuri però la lettura e la meditazione dei pregevoli scritti dei vari Travaglio, Lodato e tanti altri che infoltiscono le schiere dei “mafiologi” che imperversano sugli schermi televisivi e sulle pagine di giornali. Loro sanno tutto e di tutti.
Se continua la nostra conversazione epistolare, Le darò qualche altra indicazione o suggerimento per acquisire una maggiore conoscenza della vicenda di cui abbiamo parlato.
Ma il carico di lettura sarà pesante. Può darsi però che la Sua “poca simpatia per la mia figura e la mia storia” si attenui un po’ …! E forse anche un po’ meno “immune da colpa”!

							Con i migliori sentimenti 
							     Bruno Contrada
</description>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 22:00:19 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/273/</link>
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<title>Perchè si sappia...</title>
<description>&lt;img src=&quot;http://www.vocedimegaride.it/umanatollerabilita.jpg&quot;&gt;</description>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 14:59:16 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/269/</link>
</item>
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<title>Intervista di Felice Cavallaro all’ex P.M. Ayala</title>
<description>DALL’INTERVISTA di Felice Cavallaro all’ex P.M. Ayala
(Corriere della sera – Magazine pag.60)


…… Intervistatore: E l’accoppiata Giuliano – Contrada?
Ayala: Saldissima. Fuori discussione.
Ma fu Ayala, ascoltato al processo contro Bruno Contrada, a rivelare una frase di Falcone utilizzata dall’accusa: Accura (stai attento) a Contrada.
Come conferma e corregge allo stesso tempo il magistrato.
Ayala: “Solo una battuta. Sussurrata dopo un incontro con il funzionario che allora lavorava all’Alto Commissariato per la lotta alla mafia. Ma in tutta coscienza debbo dire che non mi spiegò mai perchè. I colleghi della Procura mi hanno citato come teste, ma v’era solo quella frase. Nient’altro. Non credo che questa testimonianza sia stata determinante per la condanna. Mi dispiacerebbe. E se vi fosse stato qualcosa di più grave e preciso Giovanni (n.d.r. Falcone) me l’avrebbe detto”


In proposito è utile riflettere su queste parole di Anatole France,  insignito del premio Nobel  nel 1921:
 “ Il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato così liberamente come un giurista la realtà.”
   </description>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 22:03:29 +0200</pubDate>
<link>http://www.brunocontrada.info/blog/index.php/post/268/</link>
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